SAN LORENZO VECCHIO

ESTERNO

Mancano per la chiesa di S. Lorenzo evidenze archeologiche che confermino l'esistenza di un precoce centro di culto anteriore all'edificio romanico, come era stato suggerito da Gregorio Penco; egli supponeva l'esistenza di un primitivo centro monastico legato forse alla regola di S. Basilio, passato poi, verso l'VIII secolo, a quella benedettina. La facies originaria della chiesa è databile solo all'XI-XII secolo, ma non si può escludere l'esistenza di un edificio religioso più antico in base ad elementi architettonici erratici ritrovati in occasione di restauri.

Nel 1127 S. Lorenzo passò ai benedettini di Lérins: è questo il primo documento che testimonia l'esistenza del monasterium Sancti Laurentii, quod constructum est in loco qui appellatur de Varegothi Dioecesis Albinganensis. La chiesa era dunque possesso extraterritoriale del vescovo di Albenga in un territorio di pertinenza della diocesi di Savona, ma già nella seconda metà del XII secolo passò al clero secolare e, dopo il 1239, alla diocesi di Savona. S. Lorenzo fu parrocchia di Varigotti fino al 1586.

La struttura della chiesa è quanto mai semplice. Nel muro perimetrale, affacciato sul piazzaletto, si aprono due portali, uno a tutto sesto, in pietra del Finale, l'altro a sesto acuto, in laterizi. Le cinque monofore presentano evidenti eterogeneità formali: una di esse, posteriore alle altre, è più ampia e totalmente dissimile. Su questo lato sono presenti interventi effettuati dalla fine del XVI secolo fino alla metà del XIX secolo, quando vennero collocati i due contrafforti esterni a reggere la controspinta delle volte. Singolare è l'adozione di elementi formali di gusto ancora medievale, quali le monofore ed il portale con arco a sesto acuto. Ad una fase successiva alla fine del Seicento può riferirsi la sopraelevazione, mentre la zona absidale può essere datata ai primi decenni del XVI secolo. Fra i laterizi di reimpiego emerge la presenza di numerosi mattoni databili agli inizi del XV secolo.

Il campanile a vela è aggiunta del restauro Lamboglia-Ugo; dell'originale resta solo il ricordo in antichi disegni e nella menzione fattane dal Garoni nel 1870.

Gli ambienti convenutali adiacenti alla chiesa erano ancora esistenti nella seconda metà del XV secolo, quando i domenicani di Finalborgo accettarono la chiesa di San Lorenzo "cum domo sua adherente pro habitatione fratrum tempore pestis". Al piccolo complesso monastico si possono ricondurre resti di murature in parte inglobati nei terrazzamenti agricoli antistanti il lato ovest della chiesa: forse è a quest'edificio che si riferivano i coniugi Berry durante la visita a Varigotti citata nel loro "Alla porta occidentale d’Italia” (1931): "The remains of a tower, and the cells occupied by the monks, are now used by a paesant as a stable for his mule".

Le indagini archeologiche hanno restituito numerosi reperti databili al VI-VII secolo, tra cui un'epigrafe funeraria in marmo riutilizzata in epoca medioevale nella muratura della chiesa; per le sue caratteristiche l'epigrafe riflette l'esistenza nel comprensorio finalese di una classe benestante.

Un frammento riutilizzato nell'abside della chiesa appartiene probabilmente ad un prezioso sarcofago risalente al IV secolo, forse proveniente da una necropoli in area provenzale, poi rielaborato in età longobarda da parte del cenobio. Numerosi frammenti pertinenti allo stesso sarcofago, rinvenuti da Bruna Ugo e da Nino Lamboglia nell'immediato secondo dopoguerra, sono conservati presso il Museo Archeologico del Finale. Lo storico savonese Nicolò Cesare Garoni nel 1870 ne poté ancora osservare, murato sul fianco della chiesa, un altro frammento, poi trafugato: "un bassorilievo di marmo in cui si veggono mezza figura d'uomo avvolto nel pallio colla mano sul pomo della spada; una figura intiera di garzone ignudo, con due gigantesche sirene, o teste femminili...".

Indagini condotte nel 1996 con criterio stratigrafico, si concentrarono sull'area del piccolo piazzale antistante alla chiesa. Una prima fase di occupazione dell'area è testimoniata dal rinvenimento di un terrazzamento artificiale di età tardo antica, che può essere messo in relazione con la tomba a cappuccina ritrovata dal Lamboglia sotto il pavimento seicentesco della chiesa e, con alcune sepolture in anfore scoperte nell'immediato secondo dopoguerra. La successiva estensione dell’edificio religioso occupò un'area cimiteriale con due livelli di sepolture, probabilmente medievali, dalle quali provengono una collana in osso ed un possibile rosario in grani neri. Sempre nel 1996 vennero ritrovati, in un'intercapedine tra il muro nord e la sacrestia, numerosi frammenti di ceramica che, ricomposti, hanno ridato vita ad un acquamanile islamico (X-XI secolo).

L'area prospiciente fu utilizzata come cimitero dal XII secolo al 1719; nel corso del Trecento accolse un alto numero di defunti, presumibilmente in concomitanza con un'epidemia di peste.

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