ORATORIO DI SANT'ANTONIO ABATE

Con la costruzione della parrocchia attuale, fu risparmiata la navata della precedente chiesetta di S. Antonio, che tornò ad essere adibita a sede della Confraternita. A causa della ristrettezza degli spazi e del cattivo stato in cui versava, l'oratorio (il cui sito è oggi occupato dalla casa canonica) venne sostituito da un nuovo grande edificio la cui costruzione ebbe inizio nel 1699 e si concluse con la sua benedizione nel luglio 1725. Il nuovo oratorio, dedicato a S. Antonio abate, conservò la funzione per cui era stato costruito fino al secondo dopoguerra. Dispersi in parte gli arredi, negli anni Cinquanta venne trasformato in teatro parrocchiale e sala cinematografica. Il coro ligneo è oggi conservato a Milano presso il Museo della Scienza e della Tecnica. Dagli anni Novanta è stato restituito alla primitiva funzione di oratorio.

Sul portale sono visibili tracce, pressoché illeggibili, di un dipinto. L'interno, a navata unica con volta a botte, ospitava una serie di tele di grandi dimensioni, gli Apostolados, oggetto di un recente studio di Sara Marzo. Le tele erano comprese entro cornici in stucco di gusto barocchetto, coeve all'edificio. La produzione di Apostolados ebbe particolare impulso con il Concilio di Trento. Le tele, di autore ignoto, risalgono probabilmente agli anni venti del XVIII secolo e sono forse attribuibili ad una bottega romana: sono infatti copie delle statue dei dodici apostoli conservate a Roma in S. Giovanni in Laterano, realizzate su disegni del Maratta.

Due delle tele sono andate smarrite (S. Mattia e un S. Giacomo), mentre quella con S. Simone ha subito gravi danni ed è quasi illeggibile. Ogni tela raffigura uno dei dodici apostoli con il proprio attributo simbolico. S. Matteo si presenta con un piede appoggiato sulla borsa con le monete, S. Filippo, con riferimento alla Legenda Aurea, è rappresentato mentre schiaccia la testa ad un drago. La figura più riuscita è quella di S. Andrea che, quasi sostenuto dalla Croce alla quale si aggrappa, è l'unico a mostrare sofferenza e dolore; gli altri apostoli sono raffigurati con un contegno teso a incutere timore. Una delle tele meglio conservate rappresenta S. Giovanni Battista, dal viso delicato e dal ricco panneggio dell'abito. Il Collegio degli Apostoli è dominato dalla grande tela con Cristo, ideata per essere collocata in controfacciata: opera di un artista minore, fu probabilmente commissionata ad una bottega locale all'arrivo dell'Apostolados da Roma.

Sul lato sinistro dell'oratorio si affianca l'ottocentesco palazzo municipale, in passato sede anche delle scuole elementari e dell'ufficio postale; nel 1869 il comune di Varigotti venne soppresso ed unito a Finalpia. 

Si inizia a salire lungo la "strada del Pino" lasciando a ponente edifici più recenti sorti attorno all'antico quartiere del Mulino: tra essi vi sono altre ville borghesi (villa Ugo, villino Anita). 

Il fronte collinare che domina Varigotti si presenta articolato in strette vallette scoscese, fasce coltive, pareti rocciose e poggi sui quali si arroccano antiche borgate. Varigotti ha mantenuto nel tempo le caratteristiche di abitato sparso, composto di nuclei isolati abbarbicati sulle falde litoranee o adagiati sull'altopiano di Isasco e delle Manie. Prima dello sviluppo turistico e fino alla costruzione della ferrovia e della strada napoleonica, l'ambiente era agreste ed isolato. Pino, Chien, Giardino, Ca' dei Mori si accrebbero con la progressiva aggregazione di strutture edilizie con copertura a terrazzo venute via via unendosi, dal XVI secolo in poi, attorno ad un nucleo centrale più antico.


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